La solita “vecchia” Italia.

Berlin, 02.08.2011

In questa tranquilla giornata di agosto berlinese controllando la posta elettronica noto tra le altre, una mail che ho trovato interessante perchè forse insegna qualcosa dell’Italia e degli Italiani… Ed è la risposta ad una domanda fatta alla redazione di una nota casa editrice, in realtà molto semplice.

“Come si diventa Lettore per la vostra casa editrice?”

Questa la risposta: “Ciao Dario, lettore si diventa con l’esperienza e forse è uno dei pochi ruoli a cui non puoi arrivare scegliendo da solo, cioè gli altri scelgono per te, gli altri ti scelgono, ti riconoscono un’autorevolezza, di solito. E l’autorevolezza è una cosa che ti conquisti scrivendo su riviste e quotidiani, proponendo romanzi o nuovi autori come free lance, intervenendo nel dibattito culturale o magari non farlo, ma essere comunque sempre informato sulle novità che escono ogni giorno da tutte le case editrici, indipendenti e non, sugli italiani che hanno avuto una buona critica, facendo scouting, e avendo come base una solida conoscenza della letteratura italiana e di quelle straniere.Questo di solito l’iter, e non basta il più delle volte.                         Poi, nello specifico, la casa editrice non usa lettori, abbiamo due editor: loro leggono e scelgono, e per questo vengono pagati, poi tutti noi in casa editrice leggiamo i manoscritti volontariamente (nel senso che nessuno viene pagato per questo, ma è libero di farlo nel tempo libero).Mi dispiace, in bocca al lupo per la tua ricerca”.                             Giulia della redazione

Buongiorno Giulia della redazione, Scusami ma bastava la seconda parte della lettera, cioè la risposta alla mia domanda come si diventa lettore per minimum fax, non come si diventa lettore! 🙂 Invece sembra che oggi abbia ricevuto una lezione sull’”autorevolezza” e su come si conquista…     …lettore si diventa con l’esperienza e forse è uno dei pochi ruoli a cui NON PUOI ARRIVARE SCEGLIENDO DA SOLO, CIOÈ GLI ALTRI SCELGONO PER TE, gli altri ti scelgono, ti riconoscono un’autorevolezza, di solito”.

E la domanda mi nasce spontanea. Perchè? Come comincia qualcuno, giovane con le idee chiare e la determinazione a realizzare i propri desideri se questa autorevolezza ancora non l’ha? Come potrà mai qualcuno “chiedere qualcosa” che ancora non si ha  perchè magari “nuovo del mestiere”? Non è stata suggerita nessuna soluzione. Ciò cha fai, la tua esperienza. Non conta. Conta l'”autorevolezza” che altri ti concedono. Non conta che quel giovane sappia forse fare qualcosa anche senza aver vinto premi e concorsi? Non aver scritto per questo e per quello? Ma solo per sé e con le proprie possibilità? Benissimo. NON C’È SPERANZA. Seguiamo il ragionamento.

Sulla base della mia esperienza e quella di altri “colleghi” (SCHIERA MOLTO NUMEROSA) Non sono per nulla d’accordo caso con ciò che maternalmente rispondi, forse mi consigli?:)

 I “lettori” di una casa editrice (cioè coloro che schedano un libro e lo “definiscono” e “segnalano” ad una casa editrice) sono un mondo vasto, da che mi risulta: dagli editor professionisti come i vostri, passando dal grande scrittore o giornalista o critico, fino allo studente universitario di letteratura o al perfetto sconosciuto, che presta il proprio servizio anche per pura e semplice passione, ad una casa editrice.

Il discorso che fai sull’autorevolezza funziona certo: ma in un orizzonte culturale, e mi costa dirlo, meno “italiano”, dove “SIA POSSIBILE” come tu dici, conquistarsi

…“scrivendo su riviste e quotidiani (possibilmente non gratutitamente e senza nome per anni, e quel che è peggio senza per questo avere alcuna possibilità di potere nemmeno diventare pubblicista e avere una posizione legale e di diritto ad essere pagato per i propri servigi), proponendo romanzi o nuovi autori come free lance (quanti lo fanno e sopravvivono in Italia?), intervenendo nel dibattito culturale o magari non farlo, ma essere comunque sempre informato sulle novità che escono ogni giorno da tutte le case editrici, indipendenti e non, sugli italiani che hanno avuto una buona critica, facendo scouting, e avendo come base una solida conoscenza della letteratura italiana e di quelle straniere”

… , MA ANCHE senza essere figlio di… , amico di… , studente di… , raccomandato di… “cliente” di… ecc. ecc… , come succede SEMPRE o “QUASI SEMPRE nel nostro paese, altrimenti l’AUTOREVOLEZZA diventa un puro e semplice concetto o esercizio di potenza e per potenti, d’alcun valore anche quando le persone un valore ce l’hanno.

Non è detto infatti che il “parente di” sia un idiota, ma la sua intelligenza la dimostra solo dopo aver oltrepassato il muro invalicabile costruito dalla nostra cultura, purtroppo… Ed è, questo modo di concepire il lavoro in generale, così radicato e incancrenito che perfino i giovani pensano sia “ovvio e giusto” che sia così, che non esista altra via che attendere che qualcuno conceda prima o poi una qualche sorta di possibilità di costruirsi qualcosa.

Bè non è così…   Questa è la principale attitudine “culturale”, prima che economica per cui da noi in Italia funziona tutto al contrario… dati alla mano paradossali…

  In Italia il tasso di disoccupazione dei giovani tra 20 e 29 anni è pari al 24% tra i laureati, 13% tra chi ha un titolo di studio medio e 10% tra chi ha un titolo di studio basso. Situazione che è completamente diversa in Europa con il 9,3% di disoccupati tra i laureati, 14% tra chi ha un titolo medio e 20% tra chi ha un titolo basso.   (Fonte: Eurostat)

GRAZIE coumunque della mail, che non manca mai di insegnarmi qualcosa dell’Italia del lavoro, che per fortuna ho lasciato per liberarmi dell’infernale macchina mangia giovani di nome Co.Co.Co/Co.Pro.

Per una strana casualità del destino stavo leggendo un articolo interessante e da te sicuramente conosciuto, proprio quando ho scaricato la mail da parte tua.                        Sono totalmente d’accordo con il tuo direttore editoriale: ci aggiungerei una sola cosa per almeno tentare di invertire le sorti di una situazione disperata, visto quanto si legge mediamente nel nostro paese, ed è cambiare l’idea tutta italiana che si debba attendere come tu mi dici “dall’alto” la scelta di qualcuno, invece di scelgliere in prima persona e con responsabilità ciò che si desidera essere o diventare, E AVERE IL CORAGGIO DI CHIEDERE.

Vista la fondamentale conoscenza dell’orizzonte letterario quotidiano della case editrici di cui mi parli io leggerei un libro “ormai datato”, dell’anno scorso di Roberta De Monticelli, “La Questione Morale”, Raffaello Cortina Editore: scoprirai il motivo ancora una volta “tutto italiano” per cui, esponendo le tue verità, ti firmi “Giulia della redazione” e non con il tuo nome completo, ma soprattutto ti renderai conto che riscoprire in Italia la via di Socrate non significa aspettare la domanda di Socrate per risvegliarsi…

Chi aspetta e aspetta non farà altro che affondare con la nave di cui parla il tuo direttore. Ed è ora di cambiare.

Dario Deserri

http://www.ibs.it/code/9788860303691/de-monticelli-roberta/questione-morale.html

http://www.minimaetmoralia.it/?p=4889

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2 risposte a La solita “vecchia” Italia.

  1. nevola ha detto:

    Splendido intervento. E siccomo lavoro in una casa editrice con il famoso contratto mangia giovani “co.co.co.” non posso far altro che darti ragione… sero di poter fare l’editor un giorno… ma sembra davvero impossibile “entrare” nelle grazie di coloro che decidono cosa puoi fare.
    Che tristezza…
    Sara.

    • dario deserri ha detto:

      Grazie… Pensa che la stessa ragazza mi ha risposto scusandosi di essere stata troppo “materna”… In ogni caso una scelta c’è sempre. Io non ho perso il mio lavoro di Co.Pro. A differenza di molti… Ero semplicemente sufficientemente paraculato. MA NON MI ANDAVA PIÙ. Ero in un gabbietta a guardare chi più paraculato di me andava avanti senza speranza di poter cambiare nulla… MI SONO LICENZIATO E ME NE SONO VENUTO DA STRANIERO in un altro paese. Difficoltà tantissime. Ma la sperenza fa vivere meglio che in una gabbia dorata…. BUONA FORTUNA. Un Abbraccio D.

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