Poesiefestival Berlin 2015 – Discussione: il futuro della Poesia.

Akademie der Künste –  21.06.2015, Hanseatenweg 10, 10557 Berlin – ore 13.00

Steven Fowler (c) Alexander Kell

di Dario Deserri.

“Sono il poeta più patetico del Novecento, nel senso che il mio è un pathos del corpo”, affermava con ironia Edoardo Sanguineti, recentemente scomparso, nel definire la sua attività e ricerca poetica. Il Novecento è anch’esso terminato da poco più di un decennio, ma il dibattito sul futuro della poesia non accenna a placarsi, talvolta annoiando, anche nel nuovo millennio, che un “corpo poetico” ha perduto per spingersi alla ricerca della propria “utopia” invadendo internet, e pressoché scomparire dagli scaffali delle librerie. Gli autori LaTasha N. Nevada Diggs (poetessa, USA), Ricardo Domeneck (poeta, Brasile / Germania), Steven J. Fowler (poeta, UK), Kenneth Goldsmith (Scrittore, USA), Léonce W. Lupette (poeta, Argentina / Germania), Tristan Marquardt (poeta, Germania), Cia Rinne (poetessa, Svezia / Germania), Peer Trilcke (critico e professore di letteratura , Germania), moderati dal solito e ben conosciuto Thomas Böhm (critico letterario, Germania), si sono interrogati sull’”antica questione del futuro della poesia”.

Assistendo a questi congressi, spesso mi chiedo se siano fatti per dare contributo intellettuale ai festival, se per pagare gli autori e i critici letterari, oppure informare, per lo più noiose discussioni, i pochi elitari addetti ai lavori di un mondo chiuso e autarchico. La discussione non ha prodotto pressoché nessuna utile indicazione per il semplice fatto che non si è focalizzata sul vero problema, che non è la poesia in sé, né internet, che ne fa oggi da principale divulgatore, ma il settore che ne detta le regole (pur non producendola quasi più) vale a dire l’editoria, e la tramontata critica letteraria, anch’essa subissata dalla eccessiva pubblicazione editoriale (l’80% dei libri prodotti non raggiunge le librerie ne tanto meno verrà mai letta da giornalisti e critici, come afferma l’americano Kenneth Goldsmith). La buona critica e la ricerca sono pressoché scomparse dall’informazione, se non per ciò che riguarda recensioni di super autori (quasi esclusivamente romanzieri) -o quelli che lo devono diventare perché sostenuti dalle major editoriali-, per rifugiarsi nelle università e, anche lì, parlarsi addosso.

Il sunto dell’evento è che sì, la poesia, non altro che culto della parola ed emozione, si trova in possesso di tecnologia a basso costo e la potenziale possibilità di raggiungere le grandi masse, di non essere una proprietà, se non una di carattere collettivo in grado di essere posseduta ed usata da tutti, ma che sostanzialmente non ha cambiato la propria natura e che internet non è che un nuovo, tecnologico, velocissimo strumento, ma che è sempre l’autore a scrivere a creare, a scegliere le parole. Internet come afferma il più sensato dei dialoghi ascoltati, del poeta Ricardo Domenek, anche se forse il meno poetico ma più “politico”, ha trovato attraverso la rete nuovi “listener”, molto più che nuovi “reader”, e che l’unica cosa rimasta del novecento da rottamare, sarebbe una certa critica che ancora sta a sindacare su cosa sia poesia e cosa no, non avendo nemmeno più da tempo il potere per deciderlo. Continuare a chiedersi se De André o Montale scrivano entrambi di poesia, almeno fino che l’editoria non si deciderà a capire dove vuole andare, è puro esercizio di respirazione. Il Poesiefestival Berlin è iniziato anche nel 2015, senza possedere una vera risposta.

http://www.adk.de/de/programm/aktuell/

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