Bowie e la sua Berlino.

Vidi questo film da bambino, a casa. Una serata tranquilla nel grande salone, dopo cena. Ricordo le solite discussioni tra quello che potevo vedere e ciò che “era da grandi”. Ma quei protagonisti, “grandi” non erano affatto. Mi ritorna a mente solo la grande oscurità di questa città, come un incubo in cui non avrei mai voluto vivere. E l’unica luce, il colore portato nel film, la spensieratezza di quei ragazzi, fu ad un concerto. E c’era lui che cantava… a monito. Gridava per chi era già passato dalle città di quegli anni ottanta in cui i giovani morivano a decine per la prima volta. Un’altra preoccupazione di casa che ancora solo intravedevo. Allora capii solo quel gioco tra oscurità e luce che vivo anche ora, la storia di quei luoghi anche dopo molti anni, seppur profondamente evoluti. Berlino, la città nello scorrere degli anni, i pericoli della vita, l’oscurità, la luce. Come li ha vissuti lui per tutta la sua carriera fino a “Black Star”, il conflitto eterno tra il buio vuoto e il colore delle parole, delle note, di una voce.  E c’era lui al centro in rosso e blu, con quegli occhi.

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Una risposta a Bowie e la sua Berlino.

  1. Elli ha detto:

    Libro e film di gioventù, anche per me. E la musica, poi… DI VI NA!

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